Casa Internazionale delle Donne - via della Lungara,
19 - 00165 Roma
web site:
www.casainternazionaledelledonne.org
Avviso
alle naviganti - n° 12– 21 gennaio 2004
news di informazione
in redazione:
M.Giulia Catemario, Giovanna Olivieri, Ione Venturini, Stefania Vulterini
In questo numero parliamo di:
Tesi e Incontri
Lunedì 26 gennaio 2004 ore 16:30 Sala Convegni Simonetta
Tosi
Tesi e Incontri è il titolo del ciclo di presentazioni, con
discussione, di Tesi di Laurea prodotte da donne con ottica di genere
organizzato dall’Area Cultura del Consorzio e da Archivia.
Il primo di tali incontri avrà per oggetto la tesi in Diritto
delle Comunità Europee di Federica Raddi Iniziativa comunitaria
Equal, discussa nel 2003 presso la Facoltà di Giurisprudenza
di Campobasso, che analizza le proposte progettuali in corso di attuazione
negli assi delle pari opportunità, imprenditorialità,
adattabilità e occupabilità.
All’incontro, di grandissimo interesse per la progettualità
e il reperimento di fondi dell’Associazionismo delle donne,
interverranno la Presidente del Consorzio Costanza Fanelli e Maria
Palazzesi dell’Area Cultura - che presenteranno il ciclo - Bianca
Maria Farina, docente di Diritto dell’Unione Europea dell’Università
degli Studi del Molise, Emilia Belfiore, docente Jean Monnet dell’Università
degli Studi del Molise e Responsabile del Presidio Internazionalizzazione
Regione Campania e Maria Antonietta Di Stefano Responsabile Equal
per l’Italia che ne parleranno con Federica Raddi.
2004: donne meno libere?
Le politiche del centro-destra e i diritti, le libertà, la
vita quotidiana delle donne.
Intervistiamo Lidia Ravera che interverrà insieme a Gloria
Buffo, Morena Piccinici, Giulia Rodano, Sivia Costa e Maria Coscia
all’incontro dell’Associazione Aprile che si svolgerà
alla Casa internazionale delle donne giovedì 22 gennaio alle
ore 17.00. All’incontro parteciperanno anche il Coordinamento
donne CGIL Roma-Lazio e la Responsabile donne DS Roberta Agostini
Le donne sono ancora
dei soggetti?
Giovedì 22 gennaio Sala del Carroccio (Campidoglio) alle ore
15,30 incontro sulla Legge sulla fecondazione assistita e la mattina
di sabato 24 al Cinema Capranica manifestazione indetta da un folto
gruppo di deputate e associazioni fra cui La Società Italiana
delle Storiche della Casa internazionale delle Donne
Per approfondire
Intervista a Lidia Ravera
A cura di Maria Palazzesi
Un'associazione che raccoglie persone che si
propongono lo stesso obiettivo: lo sviluppo politico e culturale dei
DS e della sinistra italiana. È questo e cos'altro Aprile per
la Sinistra? E cosa significa oggi, che senso ha, nella pratica politica
quotidiana?
E’ questo, che già non è poco. Ma è anche
e soprattutto un luogo di elaborazione e approfondimento, un cantiere
per intelligenti di buona volontà che tende a ridare senso
a certe parole, usurate e scadute, su cui abbiamo costruito le nostre
identità politiche.
Ha senso oggi perché la pratica politica non può non
interrogarsi sul significato degli eventi e sulle nuove categorie
necessarie per interpretare un mondo in rapido cambiamento.
Domenica scorsa, nel tuo intervento all'assemblea
dei girotondi, hai sottolineato il forte rimando dell' "esserci"
di una sinistra, intesa come valori, prospettive, argomenti, che ti
è giunto dall'assemblea. E in molti si sono riconosciuti in
te, nelle tue parole, scandite da applausi. Quanto è importante
oggi il senso dell'appartenenza a un qualcosa -un ideale, un programma,
un progetto? e quanto davvero riconosciuto ed interessante per chi
ricopre incarichi politici? Quanto davvero per potersi dire "partito"
o formazione, forza politica?
Per me la ridefinizione costante, ostinata di un "noi" che
si sostituisca all’allarmante cacofonia dei vari “ego”
è fondamentale. Non amo la "me generation". Un soggetto
collettivo si costruisce su affinità e valori condivisi. Senza
questo, la soggettività è barbarica. Non so che cosa
pensi chi ricopre incarichi politici. Se non è del tutto inquinato
da logiche di perpetuazione del proprio potere dovrebbe sentire la
necessità che il corpo dell’elettorato sia vivo, che
dentro ci scorra il sangue della partecipazione.
Ancora domenica scorsa. Anziché intervenire
una seconda volta hai scelto di leggere una richiesta proveniente
dal pubblico. Se non sbaglio si voleva sapere quale fosse la posizione
dei segretari politici del centro sinistra a proposito del riequilibrio
della rappresentanza di uomini e donne nelle istituzioni. L'Italia
è il Paese più squilibrato di tutta Europa quanto alla
presenza di uomini e donne nei luoghi decisionali.
Io sento il problema della rappresentanza femminile
in politica con la stessa forza e urgenza drammatica con cui sento
la necessità di una riforma della politica: modi tempi linguaggio
intenti Sforme e contenuti..mezzi e fini tutto. Io non voglio soltanto
più donne in politica io voglio in politica più donne
che pensino agiscano e lottino da donna. Io voglio vedere la differenza
qualche scimmietta in più o in meno, qualche zio tom più
o meno abile, mi interessa abbastanza poco.
La politica ha bisogno del punto di vista femminile, dell’altro
sguardo.
Quanto davvero la società civile e impegnata può
ottenere il riconoscimento formale delle proprie proposte in ambito
politico? Quanto le donne potranno ottenere in riconoscimento formale
del proprio esserci? Un esempio concreto? le candidature di donne
che, sostenute da donne, non riescono a sostanziarsi in riconoscimento
pubblico. La logica interna di potere ha già mietuto vittime
importanti. Cosa pensi al proposito?
La società civile deve trovare forme di organizzazione che
le consentano di dare oltre l’emergenza Berlusconi e imporre
il riconoscimento del proprio ruolo. Le donne devono prima di tutto
tornare fuori, uscire dalle conventicole clandestine in cui è
sprofondato il femminismo. Parlare forte, parlare a tutti. La logica
di potere va affrontata, il potere è un mezzo per migliorare
le condizioni di vita e di pensiero di tutti, per uscire da queste
secche maleodoranti che vedono le donne sempre più povere e
sempre più discriminate (sulla bellezza, sull’età).
torna su
Non credi che quello che oggi intendiamo per laicità abbia
bisogno delle donne? Riequilibrio della rappresentanza significa introduzione
di meccanismi di intervento anche legislativo per ottenere in pratica
una se non equa dignitosa presenza femminile certa. Oggi non è
ancora poco. Ma vorrei chiederti se non significa anche e soprattutto
accoglimento di quella che i movimenti delle donne e il femminismo
definisce "ottica di genere"?
Un principio e una pratica che siano sempre e comunque presenti nella
discussione e definizione dei temi che occupano la società,
negli interventi, di qualunque tipo e in qualunque settore, che in
essa si compiono. Tutto ha bisogno delle donne. La società
degli uomini ha fallito: dagli imprenditori alla finanza, dalla sperequazione
delle risorse alla classe politica. Un cambio di genere sarebbe condicio
sine qua non in un mondo perfettibile pur se imperfetto.
È molto vivo il dibattito sul senso e
il significato del termine "uguaglianza", sul suo non essere
univoco, sulla necessità di sostanziarlo attraverso una concreta
pratica di pari opportunità, che guardi alle differenze come
ad una risorsa. Qual è la tua opinione in proposito? E quali
gli strumenti che esistono per tradurre in pratica un ideale?
Uguaglianza vuol dire uguali opportunità, vuol investimenti
per aiutare chi è più debole, vuol dire colmare gli
abissi tra poveri e ricchi, tra vecchi e giovani. L’uguaglianza
non è un punto di partenza e non vuol dire omogeneizzazione,
è un punto d’arrivo. Vuol dire da ciascuno secondo le
sue possibilità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. Si traduce
in pratica un ideale con l’uso corretto della politica. Wellfare,
istruzione di qualità uguale per tutti, ospedali che funzionano
come se fossero cliniche di lusso, tassare i più ricchi e destinare
i soldi che restituiscono ad alleviare la fatica dei più fragili,
quelli che non riescono a stare sul mercato. Imbrigliare il mercato
con le regole.
Aprile alla Casa Internazionale delle Donne.
Una scelta che ci piace. Ma perché è stata decisa? Perché
la Casa è un luogo di donne? o perché è "questo"
luogo di donne?
"Questo" luogo di donne, spero.
Tra breve ci saranno le elezioni europee, e non
è un caso che da molte parti arrivi la richiesta di sancire
l'incompatibilità delle doppie cariche. Non solo: forte è
anche la richiesta che a rappresentarci siano chiamati non solo esponenti
di partito. Paolo Flores D'Arcais ha proposto, insieme a altre, la
tua candidatura al Parlamento Europeo. Potremmo pensare di trovare
il tuo nome in lista?
Mi piacerebbe essere così generosa. Penso che sia giusto, penso
che in questo momento non sia decente tirarsi indietro. Abbiamo un’
Europa derisa e svuotata da Berlusconi, trattata come un salotto ostile
e inutile. E invece l’Europa è la nostra salvezza. E’
l’unica chance che abbiamo di non rimanere schiacciati culturalmente
e politicamente dallo strapotere americano, di porci seriamente il
problema del mondo povero, dei nostri doveri di privilegiati. Io sento
molto la centralità della sfida europea. Purtroppo temo di
essere troppo egoista per rinunciare alla mia libertà, ai miei
libri, all’aria rarefatta anche se marginale che si respira
frequentando più la letteratura che la realtà.
Le donne e la legge sulla procreazione assistita: quale senso
politico e culturale dobbiamo dare non al "silenzio delle donne",
ma all'occultamento della loro voce?
A cura di Tamar Pitch
La legge appena approvata sulla procreazione medicalmente
assistita non è solo una schifezza, è una mostruosità:
in primo luogo per ciò che riguarda il diritto alla salute
e la libertà delle donne, ma poi anche perchè, visibilmente
inapplicabile, produrrà effetti perversi come il turismo riproduttivo
(che solo poche e pochi potranno permettersi) e il mercato nero dei
gameti. L'intento di colpire le recenti conquiste di libertà
femminili è a mio avviso palese, esplicito. Del resto, le voci
che immediatamente si sono levate per chiedere la revisione della
legge sull'aborto lo dimostrano.
Non voglio ripercorrere qui i profili della legge, immagino che se
ne parlerà abbondantemente nell'incontro previsto per il 22
gennaio. Ciò che invece vorrei rilevare è qualcosa che
si è palesato in maniera macroscopica in questa occasione,
ma non ha a che vedere solo con essa: le riflessioni, gli studi, le
esperienze delle donne, studiose della questione e non, sono state
del tutto ignorate. Non è vero, infatti, come da qualche parte
si sente dire, che non ci sia stato un gran lavoro di donne, sia scientifico
che politico, sulla materia. Riflessione assai più complessa
che non sul tema dell'aborto, e che sembra (sottolineo sembra, giacché
viceversa essa ha a che fare con profili di libertà che coinvolgono
tutte e tutti) interessare direttamente meno donne di quest'ultima:
il che forse spiega perché attorno ad essa non si è
manifestato in maniera pubblica e visibile la contrarietà femminile.
E tuttavia, le prese di posizione, gli interventi, le analisi, i dibattiti,
le discussioni ci sono e ci sono state in abbondanza. Non è
questione che si presti a facili slogan, e difatti le riflessioni
femminili mostrano e tengono conto della sua complessità, assai
più di quanto non appaia nelle prese di posizione maschili,
sia quelle pro che quelle contro la legge.
Anche questo sarà materia di discussione il 22 gennaio: che
cosa significa, quale senso politico e culturale dobbiamo dare non
al "silenzio delle donne", ma all'occultamento della loro
voce?