Lesbica, femminista e non inquadrata. Grazie Edda!

Saranno state le 8.35 di un’afosa giornata di fine agosto, la sigletta rassicurante di 1Mattina che da decenni accompagna il lento (o forse mai avvenuto) risveglio degli italiani, annuncia che si torna serenamente in studio dopo la devastante e lunghissima sequenza di tragedie dall’Italia e dal mondo che il TG1 ha appena finito di sciorinare con elegante disinvoltura. Devastante e tragico anche il Meteo che ci rivela che difficilmente le temperature scnderanno sotto i 40 gradi prima di 3 o 4 giorni.
Finalmente si torna in studio, il collegamento con il conduttore di Uno Mattina, in diretta dalla terrazza di un elegante hotel di Cortina D’Ampezzo, rinfresca gli animi quel tanto da prepararli ad affrontare il servizio su Pegah, lebsica iraniana condannata alla lapidazione nel suo paese perché, appunto, lesbica.
La voce suadente e pacata della speaker informa su quanto avvenuto e quanto sta avvenendo in proposito e descrive, sempre pacata e suadente, le modalità dell’atroce morte dei giustiziati mentre sugli schermi scorrono immagini reali di impiccagioni di uomini e lapidazioni di donne, in Iran. Povere creature colpevoli di adulterio, di lesbismo o di semplice insubordinazione all’uomo islamico, avvolte in sudari, seppellite fino al collo e a quel punto fatte bersaglio del lancio di pietre da parte di uomini divinammente ispirati e determinati a punire le “deviazioni sessuali” e a riportare l’ordine e la giustizia su questa terra.
E’ tutto atroce, devastante, purtroppo vero ma assolutamente ben confezionato, patinato, liscio, pettinato, come se ci riguardasse ma non dovessimo lasciarci coinvolgere più di tanto. Sono solo le 8 del mattino in fondo, c’è tutta una giornata da affrontare e non ci si deve turbare più di tanto davanti a certe cose.
Finito il servizio il conduttore annuncia la presenza in studio da Roma della “signora Edda Billi…” e qui il conduttore esita poi si lancia “…presidentessa dell’Associazione Federativa Femminista Internazionale”. Istantaneamente, fuori campo, si sente tuonare Edda da Roma che lo corregge. “Presidente!” grida Edda perché, come dice sempre lei che con Alma Sabatini qualche riga di quel “Dizionario per un uso non sessista della lingua italiana” l’ha scritta, le desinenze non sono un’opinione.
Un lampo femminista a ciel sereno. Quell’intervento di Edda Billi da “non inquadrata”, in tutti i sensi, arruffava improvvisamente il tono della trasmissione fino a quel punto liscio e pettinatissimo.
Erano circa le 8.40 e finalmente Edda Billi appariva in video, pettinata anche lei, sobria nella sua polo blu in tono perfetto con le pareti celestine dello studio, un po’ emozionata ma combattiva. Questa signora di una certà età ben portata denunciava l’atrocità e l’ingiustizia della sorte cui Pegah come lesbica era destinata e dopo pochi istanti sparava in diretta nazionale una bordata che mandava di traverso in questo paese svariate fette di ciambellone e sorsate di caffellatte. “Io sono lesbica e qui lo dichiaro” diceva Edda Billi, dimostrando in un sol colpo che le lesbiche esistono e non sono mostri, che da lesbiche dichiarate e visibili si può non morire ma anzi vivere, crescere e invecchiare bene e perfino finire intervistate in televisione, non come protagoniste di qualche episodio di cronaca nera ma come presidenti di un’importante associazione femminista, fatta di donne e, sì, anche di tante, tantissime donne lesbiche.
Grazie Edda! Per il tuo coraggio, per il tuo generoso e instancabile spenderti in nome e a favore delle donne. Grazie a nome di tutte le lesbiche, soprattutto quelle più giovani, perché se ascoltando il tuo coming-out a molti sarà andata di traverso la colazione si può essere certe che molte altre avranno preso coraggio. Si può essere lesbica e femminista e vivere una vita “integra” e fare politica ed essere libere e pretendere di abitare in un paese civile a cui non chiedi tolleranza ma rispetto. Che lezione Edda! Ha tremato leggermente la mano del cameraman alla tua dichiarazione, la regia ha staccato subito sul conduttore che, imbarazzato e senza audio, scuoteva la testa e bestemmiava qualcosa fra i denti. Ma ormai l’avevi detto, “io sono lesbica”, tre parole sufficienti ad arruffare le pettinate e indifferenti coscienze delle italiane e degli italiani etero e a dare coraggio di affrontare la vita e lottare per i propri diritti a quelle lesbiche e a quei gay che hanno acceso la tv in questa torpida, afosa mattina di fine agosto.

Laura

27 agosto 2007

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