storia

COSA ERA

 

Il Buon Pastore
Nato come primo reclusorio carmelitano per laiche, poi trasformato in monastero, il seicentesco palazzo del Buon Pastore a Via della Lungara è stato a lungo il luogo esemplare della subalternità femminile all’ordine sociale e simbolico della Controriforma.
Per oltre tre secoli infatti vi furono recluse donne per lo più giovanissime e povere, imputate di trasgressione dall’ortodossia cattolica (dopo il 1876 di disubbidienza alle leggi dello Stato) alle quali venivano imposti percorsi di ‘pentimento’ individuale e collettivo, attraverso la mortificazione dei corpi e “annullamento dell’identità”.
 



La trattativa e l’occupazione

E’ evidente, dunque, l’alto significato simbolico della scelta che compirono i gruppi femministi di Via del Governo Vecchio quando, nel 1983, ottennero dalla giunta comunale l’assegnazione dell’immobile di Via della Lungara, come luogo della cittadinanza femminile. La destinazione del palazzo, in uno stato di profondo degrado dopo il trasferimento degli istituti di rieducazione, fu vivacemente contestata all’interno della stessa giunta capitolina e solo dopo molti rinvii (e dopo lo sgombero della Casa di Via del Governo Vecchio da parte della polizia), il 29 marzo 1985 il comune di Roma assegnò le chiavi al Centro Femminista Separatista, associazione formalmente costituita da 12 gruppi di Via del Governo Vecchio, per condurre le trattative e per la “gestione collettiva della sede comune”. Il lavoro intenso delle donne del movimento femminista romano sui temi della sessualità, del separatismo, del lesbismo, le iniziative culturali e politiche, si intrecciano con il dibattito nel paese sulla legge sulla violenza sessuale e con le scadenze internazionali sull’auto determinazione delle donne, a cominciare dalla Conferenza di Nairobi del 1985. Il movimento femminista deve anche misurarsi con le molte resistenze politiche: in realtà nel 1895 era stata assegnata solo una parte dello stabile e successivamente la giunta capitolina delibera (aprile1987) l’assegnazione di una parte restante all’ Ente Chiesa Santa Croce alla Lungara.
Si apre una nuova fase di scontro: il prosindaco rifiuta un incontro con le donne che richiedono la coerenza con la delibera precedente, mentre il Vaticano tuona contro “il comportamento intrinsecamente cattivo e oggettivamente disordinato dei gruppi lesbici”.

L’assemblea delle donne riunita al Centro Femminista Separatista nello stesso mese di aprile decide l’occupazione di tutti gli spazi sottratti ed esige l’annullamento della ‘vergognosa delibera’. All’occupazione aderiscono in breve altri 19 gruppi e nel 1987 saranno 46 gruppi aderenti al ricorso presentato contro la delibera.

 


La Casa Internazionale delle Donne

 

Il ricorso sarà rigettato dal TAR nel 1988: il contenzioso tra amministrazione comunale, CFS e gruppi occupanti (nel 1992 costituiti in Associazione Federativa Femminista Internazionale- AFFI) durerà a lungo tra diffide, ingiunzioni di sgombero, atti contraddittori mentre il lavoro politico e culturale delle donne prosegue in modo estremamente vivace e articolato, dentro e fuori la Casa, nonostante i disagi, il freddo e i restauri continuamente rinviati.

 

Il 3 giugno 1995, una grande manifestazione nazionale per affermare l’autodeterminazione delle donne (‘la prima parola e l’ultima’), cui aderiscono anche AFFI e CFS, rappresenta un momento significativo del protagonismo politico delle donne. Nei mesi successivi si registra l’inizio di una diversa strategia della giunta comunale: il sindaco Francesco Rutelli, che apprezza il progetto, istituisce una commissione per l’assegnazione del complesso Buon Pastore e l'approvazione del progetto di restauro grazie ai fondi per Roma Capitale e per il Giubileo.

La relazione della commissione è approvata e le associazioni attivano un corso di formazione NOW con il progetto InNOWAzione, finanziato da fondi europei, per l’acquisizione di competenze gestionali del nuovo consorzio di gestione.

Con la consegna delle chiavi del complesso del Buon Pastore al consorzio Casa Internazionale delle Donne (14 dicembre 2001) da parte della giunta comunale presieduta dal sindaco Veltroni, si conclude finalmente una lunga fase del movimento femminista romano per il quale si apre una nuova stagione politica e culturale. Nelle attività delle donne di tante associazioni presenti nella Casa si intrecciano i livelli dei servizi e della documentazione, della ricerca, della politica e delle analisi sociali, gruppi e singole donne, forti di una lunga storia e della relazione con altre realtà femminili e femministe del nostro paese, possono aprirsi al confronto serrato con i soggetti, le esperienze, le elaborazioni e le lotte dei diversi femminismi transnazionali.
 

La Casa delle Donne di Via della Lungara può svolgere oggi con autorevolezza quel ruolo che le è riconosciuto a livello cittadino e rappresenta, a buon diritto, un luogo d’incontro e di pensiero di dimensione internazionale.